Dell’uomo lupo o delle 12 canzoni sul desiderio

Eels: Hombre lobo (12 song of desire)

Da tempo atteso – sono infatti passati oramai quattro anni dall’ultima incisione in studio del frenetico mr. E e dei suoi hombres – esce finalmente l’ultimo disco di una delle band più interessanti della scena alternative americana. Ed eccolo finalmente questo Hombre lobo, quasi una logica (sempre ammesso che per gli Eels ci sia una logica funzionante) conseguenza di tracce sparse nei dischi precedenti come il Dog faced boy di Souljacker o il Love wolf di Shootenanny, sorta di autoritratto di mr. E. Allora chi si aspettava – chissà perché poi? – una ventata di novità dopo l’eccelso Live at Town Hall con tanto d’orchestra d’archi, si deve “accontentare” (si fa per dire!) invece di una sterzata verso il passato più ombroso e rumoroso. Via i suoni vaganti e i tintinnii di campanellini e vibrafoni e benvenute le percussioni secche e le chitarre elettriche abrasive come carta vetrata.
Non abbiate timore però, le contagiose ballate cariche di dolente allegria come la romantica That look you give that guy, la stralunata The longing o la delicata All the beautiful things ci sono tutte e occupano un posto d’onore tra gli ululati di Fresh blood, il blues fracassone di Prizefighter che apre il disco, o le derive pop di Liliac breeze. Ciò che colpisce sono le atmosfere sempre mutevoli dei brani, capaci allo stesso tempo di dare varietà al disco, ma anche – miracolosamente – di dare alle canzoni una precisa collocazione in un insieme omogeneo di coerenza stilistica. Non stupisce, infatti, che dopo i delicati arpeggi di In my dreams si passi ai suoni hard-blues (si può dire?) di Tremendous dynamite, o che dalla esuberanza dei coretti di Beginner’s luck si finisca a stupirsi di non essere uomini ordinari in Ordinary man.
Dopo averlo ascoltato più volte è indubbio che questo Hombre lobo è un disco dove l’immediatezza la fa da padrona, un disco istintivo (non per niente è stato registrato in un paio di settimane nella cantina di Mark Everett con il solo supporto della batteria di Knuckles e il basso di Kool G Murder), ruvido, anzi ispido come la barba che sfoggia mr. E., tanto che pare sia stato ispirato proprio da essa:”stavo lavorando ad altra musica – dice Everett – quando guardandomi allo specchio ho visto questa specie di lupo mannaro che mi fissava. Questa musica non va bene per la mia barba così ho pensato che avrei potuto scrivere canzoni che si adattassero ad essa”.
Ma un’analisi del disco non sarebbe completa se non accennassi al suo sottotitolo, ovvero quelle “desiderio” che permea le  12 canzoni che sono allo stesso tempo dolci e paurose e rappresentano “il punto di vista di un uomo irsuto rapito dalla bellezza della sua musa e frustrato dai suoi desideri”, una sorta di antieroe la cui sottile depressione si dibatte tra esplosioni di furore e delicati momenti sognanti. Su tutto l’acutezza di una mente che – quasi esternamente – guarda la propria condizione di insoddisfazione continua.


4 commenti

  1. ….ogni riferimento a cose e fatti reali è puramente casuale…
    tornando a noi divertimento poco e ritorno non con chi pensi—-uhmmmmm

  2. Ah ah! Mi racconterai allora

  3. Grazie. Affacciato in rete ho assaggiato questi due brani:

    In My Dreams (from Hombre Lobo)
    http://www.youtube.com/watch?v=qoqZOR9DTi4&feature=channel

    That Look You Give That Gui (Live)
    http://www.youtube.com/watch?v=hvinRC8wecQ&feature=channel

  4. [...] Hombre lobo (12 song of desire) Ne parlavo qui: forse questo non è il migliore disco degli Eels, ma sicuramente contiene alcune cose molto [...]

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