Eroi di secondo piano

Lo so che questo post sembrerà cinico, polemico, addirittura anti-patriottico, o farà incazzare qualcuno. Non importa, non lo è. Ho atteso qualche giorno a scriverlo in modo che il cordoglio mediatico svanisse un po’, ma oggi vi voglio parlare di Luciano Runco.
Chi è, dite voi? Onestamente neppure io lo conosco anche se in effetti è un mio paesano, o meglio “era” visto che è morto il 9 settembre di quest’anno. Di lui so solo che aveva 56 anni, che è morto travolto sul posto di lavoro da una trave in ferro di 9 quintali, che lascia moglie e due figlie. Ho scelto lui perché, appunto, era mio paesano, ma avrei potuto cercare le storie di Simone Lazzarini (35 anni operaio di Padova), Paolo Romano (31 anni operaio di Sora), Daniele Treppo (46 anni imbianchini di Artegna), Michele Doria (36 anni operaio di Grottaglie), Paolo Marchesi (28 anni operaio di Gorgonzola) o Giuliano Gallo (48 anni artigiano di Savona)… potrei continuare così, citando 1300 nomi. Sì, perché in Italia ogni anno muoiono sul lavoro mille e trecento lavoratori i cui nomi alimentano gli elenchi dell’INAIL e poco più.
A conti fatti, ogni giorno 3/4 persone muiono per lavoro, 3/4 persone al giorno se ne vanno in silenzio senza commiati solenni, senza bandiere.
Io non voglio dire che non si dovessero fare i funerali di Stato ai sei caduti in Afghanistan, non sono così stupido: so bene cosa rappresentano questo genere di cerimonie a livello istituzionale, ma allo stesso tempo vedo come esse appaiano false.
Considero quei 6 militari – morti mentre svolgevano il loro lavoro – eroi della Patria, così come sono eroi della Patria quei 1300 lavoratori che, quasi nell’ombra, svolgevano il loro umile lavoro (”umile” nel senso che fa meno notizia di quello di un peace-keeper, e non voglio entrare nella polemica sul cosa ci facciamo laggiù!). Solo che a questi eroi si riserva solo un trafiletto sul giornale, due righe in cronaca e basta. La commozione – forse – di un attimo e poi via come prima, senza misure di sicurezza (che costano), senza soluzioni strutturali (che costano), senza aggiornamenti dei lavoratori (che costano), senza controlli specifici sull’applicazione delle norme (che costano).
Sarebbe ora di dire basta a tutto questo, non trovate?

(I nomi dei lavoratori defunti li ho presi dal sito morti sul lavoro)


3 commenti

  1. esatto.
    ben detto.
    e basta!

  2. già! :(

  3. I morti degli incidenti sul lavoro sono le vittime di una guerra non dichiarata.
    In passato si moriva per inesperienza e superficialità, oggi si muore..per risparmiare. Nell’azienda dove lavoro (semi-pubblica) siamo giustamente obbligati a frequentare corsi periodici sulla sicurezza e se ci trovano a girare senza i DPI ci fanno il mazzo. Poi ti capita di lavorare insieme agli operatori delle ditte in appalto e questi ti arrivano con le scarpe da tennis! Per non parlare poi delle ridicole condizioni di alcuni cantieri ed i “misteri” che ci stanno dietro.
    Un’ispettrice del lavoro mi raccontava che tante volte entrando (a sorpresa…) in qualche cantiere trovava gli operai con gli elmetti pieni di polvere se non addirittura ragnatele, segno che erano stati tirati fuori da chissà quale buco pochi minuti prima del suo arrivo.
    La cosa non fa riflettere?

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