Cirano quintet: The blue rider (ogni tanto torno pure a parlare di jazz)

cirano quintet: the blue rider

Si dice che il vino migliore stia nelle botti piccole, ma per trasposizione potremmo anche dire che la bontà del vino può anche risiedere nelle botti poco conosciute, in modo particolare se parliamo delle Marche e del loro Verdicchio.
Fuori di metafora, è sempre un piacere scoprire in una formazione che non gode di assoluta notorietà, un quintetto di giovani musicisti – marchigiani appunto – capaci di distillare, con abilità e passione, del jazz scorrevole, divertente e suonato con quella professionalità che non lascia alcuna concessione allo sterile “suonarsi addosso” che ultimamente troppo spesso si è costretti a subire.
Il Cirano quintet è arrivato con questo The blue rider alla sua seconda prova discografica (del debutto trovate una non-recensione dal vecchio jazzer) e conferma quanto di buono ascoltato in precedenza: solido, scorrevole, fresco jazz, di quello che ti fa battere il piede e scuotere la testa anche se non vuoi.
Poche le novità all’interno del quintetto, quella più evidente è l’arrivo di Massimiliano Rocchetta che va a rilevare il pianista precedente e coadiuva Jean Gambini e Ludovico Carmenati nella composizione dei brani. Con lui il quintetto ha acquisito una più spiccata propensione allo swing e una maggiore solidità nell’accompagnamento, come in Ibrahim dove i cluster pianistici ricordano il lavoro di McCoy Tyner e conducono ad un assolo davvero pregevole. Sua la title-track, delicata ballad con il sax hedersoniano di Gambini in bella evidenza.
L’impostazione del quintetto, pur infarcita di riferimento alla musica colta europea e al free meno urlato ed estremo, resta quella di un classico quintetto hard-bop con una sezione ritmica solida, ma allo stesso tempo fantasiosa, con i fiati che si collocano in bella evidenza, suonando a volte all’unisono, a volte in contrapposizione tra loro (da evidenziare: Gli esami non finiscono mai e Double play), ma capaci di ritagliarsi spazi personali per assoli, come il talentuoso Uncini in Senza titolo, in Ibrahim e il raffinato Gambini in The blue rider e nella morganiana Sleeping dance.
Trovo che questo The blue rider sia davvero un bel disco, che dimostra l’evoluzione del quintetto che appare, non solo più affiatato, ma anche più sicuro delle proprie qualità e dei propri mezzi espressivi. Un disco che alterna brani più ritmici a ballad dilatate, da ascoltare fino alla fine considerando che una delle sue perle è la conclusiva Una giornata diversa.
Spero che il quintetto voglia farsi vedere anche da queste parti perché mi piacerebbe parecchio vedere come se la cavano questi ottimi musicisti anche dal vivo.

credits:

Jean Gambini: sax tenore
Giacomo Uncini: tromba
Massimiliano Rocchetta: pianoforte
Ludovico Carmenati: contrabbasso
Ivan Gambini: batteria

www.myspace.com/ciranoquintet


Un commento

  1. evviva thelonious che parla di musicaaaa!!!

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