Quando si condanna il contenitore

Ieri mattina alla radio ascoltavo la notizia secondo la quale per quattro dirigenti di Google sono state chieste condanne da sei mesi ad un anno per concorso in diffamazione e violazione della privacy. Il problema nasce dalla pubblicazione su Youtube di un video nel quale un disabile veniva maltrattato e deriso da alcuni compagni di classe. Secondo i p.m. milanesi, Google sarebbe responsabile in quanto non ha controllato prontamente il contenuto del video incriminato, che è rimasto on-line per circa tre mesi, prima di venire rimosso.

La richiesta dei p.m. credo possa costituire un grosso precedente per la gestione delle varie risorse web; se si dovesse arrivare ad una condanna effettiva dei dirigenti Google, verrebbe di fatto affermato il principio che i servizi di social-media sono responsabili di ciò che i loro utenti mettono on-line e si aprirebbe uno scenario a dir poco inquietante.
Come è possibile, infatti, pensare che un servizio come Youtube che, giornalmente, viene visitato da 1 miliardo di persone e su cui, sempre giornalmente, vengono caricati 65 mila nuovi video (dato del 2006), possa avere il controllo totale immediato? Pensare poi a facebook, a twitter, a flickr, ai post sui blog (con i vari blogspot, wordpress, splinder, cannocchiale ecc… ecc…), il controllo è davvero impresa ardua!

Staremo a vedere quale decisione prenderà il tribunale di Milano, certo che la notizia fa pensare almeno per due aspetti: innanzitutto pare che i p.m. non abbiano ben chiaro come funziona il web e in particolare i social-media, “luoghi” nei quali non è il sito stesso a produrre i contenuti ma i singoli utenti che vi accedono, in secondo luogo una condanna di Google darebbe sicuramente la stura a disposizioni che mirano ad un maggiore controllo sul web come da più parti si chiede.


Un commento

  1. Il web si muove più velocemente della legge che sicuramente fatica ad adeguarsi al cambiare dei tempi vedi il “buco legislativo” r
    Russo che consente di scaricare mp3 “abbastanza legalmente” dai siti registrati nel loro paese.
    Venendo alla situazione Italiana bisogna dire che purtroppo nei nostri tribunali a volte mancano anche i pc, figuriamoci se possiamo sperare in una competenza informatica decente del nostro sistema giudiziario. La competenza c’è…ma a macchia di leopardo. Poco per sentirci tranquilli.

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