Giù le mani dalla mia gmail!

Prima è stata la volta di Google Wave che non pare si sia rivelato poi così tutta ‘sta rivoluzione (personalmente mi sono già scordato di essermici iscritto), ora ‘sto Google Buzz. Mi chiedo “ma ce n’era davvero bisogno?”
Capisco (e mi preoccupa) il bisogno della grande G di espandersi sempre e comunque, ma davvero è necessario per noi – per “me” se volete – leggere in Buzz quello che scrivono le persone che seguo già in Twitter, in Facebook, su Flickr, sui loro blog e in tutte le altre diavolerie che la rete mette a disposizione?
Credo di no.
Credo che se a continuare di questo passo va a finire che  ci saranno più social-network che utenti e che da un overload di informazioni si passi ad una sorta di corto circuito dove le informazioni a cui uno accede sono sempre le stesse.
E poi mi infastidisce che questo Buzz invada uno spazio “privato” come la mail, anzi un ottimo servizio di mail come è, appunto, gmail.
La domanda è: Buzz mi serve? La risposta è:  decisamente no. Almeno finchè gli altri social-network a cui aderisco funzionano come fanno ora.
Vado a disattivarlo.


5 commenti

  1. Hanno inventato questo Buzz che è ‘nata strunzata. “Buzz è un nuovo modo di condividere aggiornamenti, foto, video e altro, dando vita a conversazioni su ciò che vuoi”. Un altro modo di condividere ecc ecc? Che poi pensavo: se Facebook, Buzz, Twitter e altre diecimila strunzat’ sono pensati per condividere e ci scriviamo solo cazzate, quindi condividiamo solo cazzate, so’ na strunzat’ Facebook, Buzz, Twitter o simm’ strunz’ noi che abbiamo solo cazzate da condividere? Oggi la parola d’ordine è “condividere”. Forse quando uscirono i cellulari era “comunicare”, penso, immagino. Comunicare… Ma se la prima cosa che uno chiede quando chiama qualcuno sul cellulare è “dove stai?”, ovvio, basta ascoltare qualsiasi conversazione, parte sempre con “in…”, “nel…”, “a…”, “fuori da…”! Ecco, penso che prima di condividere dovremmo inventarci una vita interessante, trovare qualcosa di interessante da dire. Ma ci hanno fatto ancora una volta sul tempo, hanno inventato prima Buzz!

    dalla rete

  2. perfettamente d’accordo.
    Comincio a pensare che anche i contenuti siano troppi; non è che tutta ‘sta condivisione e l’abbondanza (o la sovrabbondanza) di informazioni ci renda più informati e più “sapienti”. Il troppo crea ancora più confusione. Meglio scegliere, il vecchio detto “pochi ma buoni” credo valga sempre

  3. Non sto neanche a chiedermi se Buzz sia un’opportunità interessante o meno. Già il fatto che mi venga “imposto”, che mie info vengano diffuse senza che io le abbia concesse mi rende un pelino nervosetto.
    Conseguenza: disabilitato.

  4. Premetto di aver sospeso il pensiero, prima di avviare la digitazione delle vuote parole che seguono, affascinato dall’algoritmo che disegna il percorso della formica che percorre incessantemente il foglio bianco. Disegna un percorso che ricorda il numero otto, come le spazzole sulla membrana del tamburo in una ballad in stile hard bop anni Cinquanta. Niente di meglio per purificare l’intervento, che riparte da un punto zero, come se la mente scaricasse in un secondo il sovraccarico di condivisione, con c minuscolo, di cui lamentano la ridondanza i miei migliori amici, Jazzer Novalis e Caigo. A ben vedere sono tra i pochi che ho. E come potrei averne di più. Cosa potrei loro chiedere o raccontare con reale intenzione. Sarebbe come alzare un calice di vino annacquato. In effetti non sono iscritto ad alcuno dei servizi di cui si parla, eccezion fatta per la posta elettronica, My One And Only Love, e del circuito di bloggers in cui mi ha introdotto Jazzer, aggiungendo sapide note alla mia vita. Nel computer di lavoro ho istituito una cartella che ho nominato Social Spam, in cui stratificano nel silicio gli innumerevoli e costanti inviti, o dichiarazioni di amicizia, che provengono dal minuscolo mondo del Ci sono anch’io.

  5. tanto per aggiungere qualche bit ai pensieri già espressi, se non l’avete già fatto andate a dare un’occhiata a pleaserobme.com
    cmq, mi accodo anch’io, di Buzz non se ne sentiva il bisogno (e non vi dico quando e perché l’ho disabilitato)

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