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10 dischi del 2009

Cambio d’anno, tempo di bilanci, tempo di classifiche, bla bla bla… e allora come ogni blog che parla di musica (perché questo blog a volte parla pure di musica!) è tempo di fare il punto sugli ascolti più apprezzati di quest’anno… quindi preparate ad una lista di dischi anni ’80! No, scherzo… cioè è vero, mai come quest’anno ho ascoltato musica “vecchia”, apprezzando davvero poche cose uscite quest’anno (che mi pare sia stato piuttosto parco di meraviglie).

Allora, volendo fare il punto dei (pochi) dischi del 2009 che IO (lo sottolineo eh) ho ascoltato, direi che questi 10 sono tra i migliori (come al solito non c’è classifica ma mero ordine alfabetico):

Remo Anzovino: Tabù
Prima di sentirlo casualmente in un negozio, non conoscevo questo muscista che si muove sul sottile filo del jazz strizzando l’occhio ai nuovi linguaggi musicali, con particolare cura dei ritmi che tengono viva la freschezza della sua musica. Mi fa proprio piacere aver scoperto Anzovino e la sua musica che scorre intelligente, piacevole e mai banale: spero davvero che non prenda derive pericolose (Allevi docet) e che mantenga la sua purezza e originalità. Intrigante.

Borah Bergman trio: Luminescence
E’ davvero denso il pianismo di Bergman, carico di richiami musicali provenienti dall’Europa (contrappunto barocco, dodecafonia), dal Medio Oriente con ritmi e scale presi a prestito dalle tradizioni arabe ed indiane e, infine, dal bagaglio jazzistici afro-americano. L’abilità di Bergman è quella di riuscire a far convinvere il tutto in modo credibile ed autonomo, ricercando e mettendo a nudo la sua spiccata spiritualità. Ottimi anche Greg Cohen e Kenny Wollesen ad “accompagnare”. Illuminante.

Stefano Bollani: Stone in the water
Anche il trio “danese” di Bollani approda all’ECM e, se da una parte subito evidenzia le sue caratteristiche, tra tutte l’interplay che ne è la cifra distintiva, dall’altra troppo si adegua agli stilemi della casa bavarese: tensione ritmica rallentata e ricerca ossessiva del pathos. Ciò serve indubbiamente a ricercare il suono migliore e l’ispirazione più cristallina, ma contemporaneamente dona al disco un’aria malinconica e livellata che a tratti poco si adatta alla poliedricità del pianista, appiattendone un po’ l’esito che resta comunque di alto livello. Sospeso.

Eels: Hombre lobo (12 song of desire)
Ne parlavo qui: forse questo non è il migliore disco degli Eels, ma sicuramente contiene alcune cose molto pregevoli. Di certo è intrigante la sua atmosfera da garage-rock con le sue chitarre abrasive come carta vetrata che fanno il paio con la voce di E. – arrochita da mille sigarette – che snocciola rudi ballate, blues fracassoni e stralunate canzoni pop. Un buon disco, onesto ed intelligente. Irsuto.

Renaud Garcia-Fons: La linea del sur
Ottimo – ennesimo – buon disco per il contrabbassista franco-catalano che si muove davvero in un ambito senza confini, tante e tali sono le influenze che convivono nel magma luminoso della sua musica. Flamenco, tango, danze gitane, musette, musica mediorentale e nord africana, tutto il Mediterraneo collide tra le corde (5) del suo contrabbasso con il quale sa distillare uno stile autentico, indipendente ma allo stesso tempo debitorio verso le proprie fonti ispirative. Fascinoso.

Jon Hassell: Last night the moon came dropping its clothes in the street
Hassell non è solo quello che, troppo frettolosamente, si definisce uno sperimentatore, è anche – e soprattutto – un raffinato ed elitario ricercatore delle musiche del mondo, tutto il mondo. Musiche che nella sua mente vengono abilmente sminuzzate, mischiate e poi ri-assemblate in una materia sonora originale, densa ma leggera come il soffio afono della sua tromba, impalpabile, libera. Un disco puro, lirico, notturno e lucente, senza confini, senza limiti, senza definizioni. Magico.

Tortoise: Beacons of ancestorship
A 11 anni dall’ottimo TNT e a 5 dal debole It’s all around you tornano i Tortoise (icone, loro malgrado, del post-rock) con questo disco apparentemente algido e distaccato, ma nel cui “sottosuolo” si agitano fantasmi scintillanti: un disco di forme mutevoli, in perenne sovrapposizione e compenetrazione tra loro. Non c’è linearità, tutto – apparentemente senza logica – scorre in incastri sghembi ed improbabili, come in un labirinto tenebroso dove la via d’uscita viene mostrata e nascosta ad ogni istante. Straniante.

Tom Waits: Glitter and doom
Ruggine e miele, fumo e lustrini, ironia e disincanto, magia e polvere è quello che Tom Waits sa dare nei suoi concerti, ancora più che nei dischi in studio. E allora non si può non amare questo disco di “un uomo morto che canta per la propria vedova” che sbraita il suo mondo stralunato ma concretissimo, che inzuppa di sarcasmo e malinconia blues strascicati e serenate soffici come carta vetrata. Poco male se il secondo disco di “tales” non lo capisce neppure un inglese lingua madre, il primo basta e avanza ad incantare. Travolgente.


Bugge Wesseltoft: Playing

Messo – momentaneamente – da parte l’arsenale di elettronica e i ritmi incalzanti con i quali solitamente si muove, Wesseltoft si ritira nella sua cameretta e sforna questo disco fatto quasi esclusivamente di pianoforte e di melodie leggere come trine. I battiti sono rallentati ma non soporifici, le melodie emergono così nella loro cristallinità e c’è sempre spazio per il colpo di genio (vedi la Take 5 di Brubeck giù di giri) o le percussioni legnose di Rytme. Un altro passo verso quella sempre inseguita e mai tradita new conception of  jazz. Prezioso.

Yo la tengo: Popular songs
Seppure la grande carica innovativa sia in parte scomparsa (che dopo 25 anni di “onesto” servizio ci sta pure!), in questo disco gli elementi, derivati dalle influenze più disparate, che hanno fatto grande la band del New Jersey ci sono tutti: il noise, il pop mai convenzionale, l’allegria contagiosa, il pathos intenso (By Two’s), la psichedelia delicata. Su tutto, il divertimento nel confezionare una raccolta – tra le meno mainstream mai apparse – di canzoni popolari con la “solita” arte e la “solita” altissima professionalità. Benefico.


Paolo Conte a Venezia – la tracklist

Qualcuno mi chiedeva via mail la tracklist del concerto di Paolo Conte di venerdì 31 luglio scorso.
La riporto qui sotto come l’ho ricostruita a memoria (solo un paio di dubbi sulla successione di altrettanti brani, ma non sul resto).

1 parte (con la band)
Il quadrato e il cerchio
Sotto le stelle del jazz
Bartali
Via con me
Genova per noi
Molto lontano
Bella di giorno
Lo zio
Diavolo rosso

2 parte (con la band e l’orchestra sinfonica di Venezia)
Psiche
Dancing
Chiamami adesso
Alle prese con una verde milonga
Come-di
Il regno del tango
Madeleine
Eden
Max
Gli impermeabili

bis
Via con me

Inutile dire che è stato un concerto splendido e di un’intensità altissima, forse tra i migliori tra i numerosi che ho avuto il piacere di vedere del Nostro.

La band:

Daniele di Gregorio: batteria, marimba, pianoforte (quando non suona il leader)
Jino Touche: contrabbasso, basso elettrico
Daniele Dall’Omo: chitarre
Massimo Pitzianti: tastiere, fisarmonica, bandoneon, clarinetto, sax baritono
Claudio Chiara: basso elettrico, tastiere, fisarmonica, sax alto, sax tenore, sax baritono, flauto
Luca Velotti: sax soprano, sax tenore, sax contralto, sax baritono, clarinetto
Lucio Caliendo: oboe, fagotto, percussioni, tastiere
Piergiorgio Rosso: violino


Stagione jazz a Casier (Treviso)

Per il terzo anno consecutivo “Contatti sonori”, in collaborazione con il Mezzoforte di Treviso, porta in piazza a Casier una serie di concerti davvero degna di nota.
Nove eventi che corrono lungo quel sottile filo tra jazz e musica colta contemporanea davvero da non perdere.

Domenica 14/06/2009 – ore 18,00 – Pier Giorgio Caverzan Quartet*
Domenica 14/06/2009 – ore 21,30 – Marcello Sirignano Quartet
La rassegna si apre con un doppio appuntamento di due gruppi giovani, ma già ben rodati. Il quartetto di Carvezan si distingue per la buona ispirazione del leader che sa dare fluidità al suo sax senza rinunciare all’incisività e all’immediatezza dell’espressione.
La serata prosegue con il quartetto di Marcello Sirignano, violinista che spazia tra vari stili e generi e che è considerato uno dei pochi violisti jazz in Italia. Possessore di una tecnica davvero notevole, conta sul supporto di Claudio Filippini, eccellente pianista che ha riscosso consensi di pubblico e critica notevoli.

Martedi’ 16/06/2009 – ore 21,30 – Paolo Contini – Alessandro Turchet*
Un bel duo questo; fender-rhodes e contrabbasso che sanno sfoggiare un ottimo groove.

Venerdi’ 19/06/2009 – ore 21,30 – Bevinda
Appuntamento straordinario con una delle più affermate ed emozionanti cantanti di fado portoghese contemporanee. Cantante dalla voce dotata di un lirismo limpido e delicato, capace di profonde emozioni, Bevinda da tempo vive a Parigi riuscendo a sintetizzare la musica portoghese con le sonorità francesi, tanto da chiamare la sua musica “fado de Paris”. Accompagnata da Lucien Zerade alla chitarra classica, da Philippe de Sousa alla chitarra portoghese e da Gilles Clement alla chitarra acustica, trasporterà gli ascoltatori in quel suo mondo delicato fatto di nostalgia e passione. Da non perdere.

Domenica 21/06/2009 – ore 21,30 – Sandro Gibellini – Jacopo Jacopetti*
Uno dei chitarristi italiani più rappresentativi visti i risultati ottenuti in una lunga carriera, Gibellini si presenta a Casier con l’ottimo sax di Jacopetti in un duo solido e molto bene collaudato.

Martedi’ 23/06/2009 – ore 21,30 – Gianluca Mosole
Altro buon chitarrista dalle evidenti ispirazioni funky / fusion che può vantare notevoli collaborazioni; presenta una miscela esplosiva elettrico-acustica dalle molteplici direzioni.

Venerdi’ 26/06/2009 – ore 21,30 – Renaud Garcia Fons
L’altro big-event della rassegna è certamente questo concerto del virtuoso franco-spagnolo del contrabbasso a cinque corde. Accompagnato dalla chitarra classica di Kiko Ruiz e dalle percussioni di Rollando Pascal, Garcia-Fons riesce a regalare sonorità e varietà d’ispirazione senza confini, includendo nella sua musica elementi presi dalle diverse culture: flamenco, echi di danze gitane, tango, nuova musette e soprattutto suoni e stilemi presi dalle tradizioni indiane e arabe, vengono fatti interagire nel tentativo – più che riuscito -di “distillare” uno stile autentico, che sia indipendente e allo stesso tempo debitorio verso le proprie fonti.

Sabato 27/06/2009 – ore 21,30 – Magoga Quintet *
Mi scuso ma non conosco questa formazione per parlarne

Domenica 28/06/2009 – ore 21,30 – Dario Volpi Trio *
Ottimo trio formato da Dario Volpi, chitarrista dai poliedrici interessi e dalle molteplici collaborazioni, da Roberto Caon, contrabbassista forse poco conosciuto ai più ma dalle intense e autorevoli sonorità e da Marco Carlesso, batterista di esperienza e spiccato senso ritmico. Sicuramente sapranno interagire al meglio.

Tutti i concerti si terranno nella suggestiva Piazza Pio X a Casier: biglietto d’ingresso 10,00 euro, eccetto i concerti contrassegnati dalla (*) che sono gratuiti.
Per informazioni e per la prevendita contatti: Mezzoforte, Via Collalto 9/A 31100 Treviso Tel. : 0422/55227