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Commiato

Tra le cose non dette nella presentazione di questo blog ne ho taciuta una, ovvero il fatto che thelonious.it era ed è un progetto a tempo. Nato a settembre 2008 chiuderà la sua esperienza oggi nei contenuti, fino a sparire dal web a settembre 2010.

Thelonious.it era nato come contenitore di idee in attesa che mi venisse voglia di riprendere a scrivere su jazzer.it, o meglio, che tornassi a sentire quel luogo come fosse mio. Ora quel momento è arrivato.
Lascio questo spazio alla deriva digitale; una buona parte dei contenuti li ho già importati su jazzer.it, gli altri andranno perduti… poco male.

Ringrazio davvero di cuore voi, pochi amici e lettori che vi siete avventurati tra queste pagine e vi invito a tornare a seguire jazzer.it, ovviamente se vi farà piacere.

Thelonious finisce qui, senza malinconia e senza rimpianti. L’avventura non finisce, continua – anzi riprende – in altri luoghi.


Lavori domenicali

Sì, su Thelonious ultimamente si scrive poco, ma non è che non si è impegnati eh!
Quando non si lavora sulla fotografia, ci si diletta con l’arte culinaria, o meglio ci si prova. Beh, questa è il risultato di oggi: Pollo al curry con riso pilaf. Una ricetta facile direte… sì, ma davvero buona!

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Sono su Facebook

E’ ufficiale: sono uscito di testa… ho attivato un profilo di Facebook.
Non so il perché.
Non so a cosa mi servirà.
Non so come si usa e non so che farci.
Pare che serva… pare.

Non intendo stare attaccato 24 ore su 24 su FB come tanti e ovviamente ho intenzione di usarlo in maniera del tutto anarchica.

Non garantisco la cosa duri… devo essere proprio impazzito…


Vittoria!

Come regalo di compleanno, un hacker domenica notte non ha avuto di meglio da fare che venire a rompere i cabbasisi a questo blogghettino assolutamente marginale (invece che andare a sputtanare un po’ di file nel sito del PDL!); per causa sua ho dovuto re-intallare, ri-configurare, ripristinare thelonious. Visto che c’ero, con l’occasione ho provveduto ad installare l’ultima versione di WordPress (molto più bella e funzionale di quella che usavo prima, che già era ottima di suo).
Ho appena finito. Credo di non aver perduto nulla (credo, devo ancora verificare a fondo) se non qualche ora di lavoro. Ancora devo sistemare un po’ di particolari ma il grosso è fatto.
Dalla cosa ho imparato:
1) se vuoi fare una cosa devi arrangiarti… nonostante i ragazzi dell’hosting mi abbiano dato una mano chi fa da sè fa per tre (è più una conferma che una scoperta a dire il vero)
2) quando si fa un backup di un database farlo sempre riga per riga… lo so è più noioso e lungo, ma è sicuramente più funzionale e so che lo stuolo (stuolo? ah ah ah) di informatici che leggono scuoteranno le testa per assentire… eh certe cose di imparano facendole!
3) non c’è un vero e proprio 3 se non che a smanettare si risolve sempre qualcosa (in aternativa si incasina tutto).
Finito…

Ah, questo è il post numero 100. Vorrà dire qualcosa?


E uno!

Oggi Thelonious compie 1 anno.
Traguardi raggiunti? Nessuno! In effetti non me ne ero posto nessuno.
Tanti auguri a me.


Arrivederci

Il blogger va in ferie, il blog anche. Divertitevi e fate i bravi… ma anche no! Se ho voglia bloggo qualcosa, altrimenti ci si risente a fine mese.
Ciao!!!!!!!


Dedicata a Em

Farò del silenzio la mia lingua madre.

(adattatamento da Oliver Goldsmith)


Blaine L. Reininger: Broken fingers

When the feeble rears its ulgy head,
and the light refuse to shine,
put your shouder to the rock
and remember better times.

Broken fingers talk
they grasp at straws
thought I heard a voice in there,
there’s no one there at all.
Oh, what have we done
to come to this?
Huddled on some foreign shore,
spanning the abyss.

Wake up any afternoon,
it’s so hard to leave the bed.
When you look up from the mud
you get kicked right in the head.

Broken fingers talk,
they tell us what to do.
Guess I’ll go out for a walk.
It must be after two,
underneath grey Belgian skies,
the ground is slick and wet.
There must be someplace else to live
I haven’t found it yet.

—– perdonate, la traduzione è mia —–

Quando la debolezza solleva la sua testa sgradevole,
e la luce si rifiuta di splendere,
appoggia le tue spalle sulla pietra
e ricorda tempi migliori.

Le dita rotte parlano
si attaccano ad ogni cosa
pensavo di aver sentito lì una voce,
ma lì non c’è proprio nessuno.
Oh, cosa abbiamo fatto
per arrivare a questo?
Ammucchiati alla rinfusa su una spiaggia straniera,
abbracciando l’abisso.

Svegliarsi ogni pomeriggio,
è così dura lasciare il letto.
Quando sollevi lo sguardo dal fango
ti prendi calci proprio in testa.

Le dita rotte parlano,
ci dicono cosa fare.
Credo uscirò a fare una passeggiata.
Devono essere le due passate,
sotto grigi cieli belgi,
il suolo è scivoloso e bagnato.
Ci deve essere qualche altro posto dove vivere
non l’ho ancora trovato.


massima

Molto spesso un grugnito è più intelligente di tante parole.

(Thelonious)


Saranno famosi

Blog aperto da manco un mese e sono appena arrivati due commenti spam!

Eeehhhh, sono soddisfazioni…