Posts categorized “canzoni nella mia testa”

Trafitto

condotti da fragili desideri
tra puro movimento ed immoto
con sospetti automatiche simpatie
nel bel mezzo del progresso di diversi colori
tra i quali il nero il verde il moderno
tifiamo rivolta tifiamo rivolta tifiamo rivolta

nell’era democratica
simmetriche luci gialle
e luoghi di concentrazione
nell’era democratica

nell’era democratica
strade lucide di pioggia
splende il sole fa bel tempo
nell’era democratica

mi ricordo di discorsi
belli tondi e ragionevoli
belli tondi e ragionevoli
mi ricordo di discorsi
trafitto sono
trapassato dal futuro
cerco una persona cerco una persona
fragili desideri fragili desideri fragili desideri
a volte indispensabili
a volte no

(CCCP)


Fabrizio De André: Un giudice

Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente,
o la curiosità d’una ragazza irriverente
che vi avvicina solo per un suo dubbio impertinente:

vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù la più indecente.

Passano gli anni, i mesi, e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perché
ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami diventai procuratore
per imboccar la strada che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia quindi alla cattedra d’un tribunale
giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”,
e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
non conoscendo affatto la statura di Dio.


Marlene Kuntz: Nuotando nell’aria

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell’aria.
Odori dell’amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos’è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.

Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell’aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro

E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai…


Le storie di ieri

Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione
la mascella al cortile parlava
troppi morti lo hanno tradito
tutta gente che aveva capito.

E il bambino nel cortile sta giocando
tira sassi nel cielo e nel mare
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e si mette a sognare
chiude gli occhi e si mette a volare.

E i cavalli a Salò sono morti di noia
a giocare col nero perdi sempre
Mussolini ha scritto anche poesie
i poeti che strade creature
ogni volta che parlano è una truffa.

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo
la mattina legge molti giornali
è convinto di avere delle idee
e suo figlio è una nave pirata

E anche adesso è rimasta una scritta nera
sopra il muro davanti casa mia
dice che il movimento vincerà
il gran capo ha la faccia serena
la cravatta intonata alla camicia.

Ma il bambino nel cortile si è fermato
si è stancato di seguire gli aquiloni
si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
guarda il muro e si guarda le mani

(Francesco De Gregori)


Marajà – Vinicio Capossela

E’ arrivato sul pallone con il botto del cannone
E’ arrivato sul treruote con la gotta sulle gote
E’ arrivato in aerostato, coi forzuti del Caucaso
sul Mercedes cabinato è arrivato il Marajà

Col monocolo e il ciclofono
va in rivista il Marajà
s’alza l’asta del ginnasta
quando passa il Marajà
si sollevano i manubri
dei sollevatori bulgari
si spara l’uomo cannone
quando passa il faraone
apre il mazzo anche il pavone
se lo chiede il Marajà

si scompiscia si sganascia
si oscureggia il Marajà
raglia tutta la marmaglia
quando raglia il Marajà
sguaian forte i commensali
versan gli otri ed i boccali
il pascialato si stravacca
se stramazza il Marajà

ma zittiscono e squittiscono
se sternuta il Marajà
si stupiscono e svanisono
se si acciglia il marajà
i giannizzeri ottomani
fanno guardia ai suoi divani
col ventaglio e col serraglio
danno lustro al Marajà

la circassa su una stola
di ermellino si consola
gli occhi viola si ristora
sui cuscini di taftà
alle corse degli struzzi
fa la mostra dei suoi vizi
sognan tutti i suoi topazi
di diventare Marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!

Con l’Uncino e la Phinanza
si rimpinza il Marajà
tutti accoglie tutti abbaglia
tutti ammalia il Marajà
fa da padre e da padrino
alza tutti al suo destino
non bisogna più pensare
pensa a tutto il marajà

ma t’attacca con riguardo
tutto il marcio del suo sguardo
se non credi più a nessuno
niente crede neanche a te

i miei sogni se li è presi
l’uomo nero e non li ha resi
l’uomo nero che li tiene
e ti trattiene un anno intero
m’han coperto tutto d’oro
e poi mi han lasciato solo
solo, solo qui a pensare
a diventare marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!


Fly me to the moon

Fly me to the moon
Let me sing among those stars
Let me see what spring is like
On jupiter and mars

In other words, hold my hand
In other words, baby kiss me

Fill my heart with song
Let me sing for ever more
You are all I long for
All I worship and adore

In other words, please be true
In other words, I love you

(Bart Howard)


Broken fingers

When the feeble rears its ulgy head,
and the light refuse to shine,
put your shouder to the rock
and remember better times.

Broken fingers talk
they grasp at straws
thought I heard a voice in there,
there’s no one there at all.
Oh, what have we done
to come to this?
Huddled on some foreign shore,
spanning the abyss.

Wake up any afternoon,
it’s so hard to leave the bed.
When you look up from the mud
you get kicked right in the head.

Broken fingers talk,
they tell us what to do.
Guess I’ll go out for a walk.
It must be after two,
underneath grey Belgian skies,
the ground is slick and wet.
There must be someplace else to live
I haven’t found it yet.

—– perdonate, la traduzione è mia —–

Quando la debolezza solleva la sua testa sgradevole,
e la luce si rifiuta di splendere,
appoggia le tue spalle sulla pietra
e ricorda tempi migliori.

Le dita rotte parlano
si attaccano ad ogni cosa
pensavo di aver sentito lì una voce,
ma lì non c’è proprio nessuno.
Oh, cosa abbiamo fatto
per arrivare a questo?
Ammucchiati alla rinfusa su una spiaggia straniera,
abbracciando l’abisso.

Svegliarsi ogni pomeriggio,
è così dura lasciare il letto.
Quando sollevi lo sguardo dal fango
ti prendi calci proprio in testa.

Le dita rotte parlano,
ci dicono cosa fare.
Credo uscirò a fare una passeggiata.
Devono essere le due passate,
sotto grigi cieli belgi,
il suolo è scivoloso e bagnato.
Ci deve essere qualche altro posto dove vivere
non l’ho ancora trovato.

(Blaine L. Reininger: Broken fingers)


Pacifico: Le mie parole

Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, su un foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto

Strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate…

Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio
per poi ritornare

Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire…

Strette tra i denti
risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate,
da un palmo soffiate